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La morte del diavolo

30 agosto 2012

Lo sapevano tutti che era una bufala. Una ricostruzione con tante falle. Adesso ci pensa uno dei rambo che hanno partecipato all’operazione a raccontare tutte le bugie. La notte del primo maggio ad Abbottabad, in Pakistan. I Navy Seals arrivano in elicottero, vedono un’ombra e sparano alla testa della figura. Quando anche gli altri entrano trovano il leader di al Qaeda agonizzante: due raffiche di mitra al petto ed è tutto finito. Quaranta minuti di combattimento? Macchè. Osama bin Laden era disarmato e non aveva nessuna intenzione di difendersi. Nella casa aveva un mitra e una pistola, ma erano entrambi scarichi. Lo rivela Matt Bissonnette che nel libro “No easy day”  (un giorno non facile) che firma con lo pseudonimo di Mark Owen descrive i dettagli del blitz. Intanto emerge un fatto: l’ordine di catturarlo vivo se non si fosse rivelato un pericolo è stato disatteso. Perchè? L’autore racconta anche del viaggio in elicottero e del lancio in mare del cadavere. Secondo perchè. Chi ha deciso di farlo sparire in fretta e furia? Era scomodo anche da morto oltre che da vivo? Forse la spiegazione sta in una battuta finale: “il presidente Obama ci aveva invitato per una birra alla Casa Bianca, ma poi non l’ha fatto”. Già, tutto per una birra. Come al solito sembra un film…

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